“Uniamo, Padre Santo, alla Sua la nostra umile preghiera, affinché il Signore Gesù, principe della pace, converta i cuori e ispiri ai responsabili delle Nazioni la lungimiranza di sagge e pacifiche decisioni”: sono le parole con cui questa mattina il cardinale vicario per la diocesi di Roma, Camillo Ruini, nel saluto al Pontefice, ha voluto sottolineare la profonda e accorata vicinanza del clero romano alle preoccupazioni di Giovanni Paolo II, per la causa della pace. Nell’udienza che il Papa concede al clero romano in Vaticano, ogni anno, all’inizio della Quaresima, vengono affrontati i problemi pastorali e spirituali della capitale, con le sue 328 parrocchie e i quasi 3300 sacerdoti, coadiuvati da circa 5000 confratelli, oltre ad un sessantina di diaconi. Nel suo intervento Ruini ha sottolineato che “sono diffuse, anche a Roma, le zone di sordità e di indifferenza e le spinte che, in maniera più o meno consapevole, vanno in direzione diversa o anche opposta a quella del Vangelo. Le nostre forze, inoltre, se valutate secondo criteri umani, sono limitate e talvolta drammaticamente inadeguate rispetto alle esigenze di una missione che sia davvero rivolta a tutti in maniera capillare”. Ma proprio dinanzi a tali difficoltà, ha aggiunto il cardinale, “tocchiamo con mano quanto sia giusto, urgente e ineludibile l’invito che Vostra Santità ha ripetutamente rivolto alle nostre parrocchie e a tutta la Chiesa di Roma, di cercare e trovare se stesse fuori di se stesse”. Ruini ha inoltre assicurato che “abbiamo concentrato la nostra attenzione, e anzitutto la nostra preghiera, su quel punto nevralgico per l’avvenire della Chiesa che sono le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata”. Il cardinale ha quindi donato al Papa il volume che raccoglie i discorsi di Giovanni Paolo II al clero romano nel giovedì dopo le Ceneri, partendo dalla prima udienza del 2 marzo 1979 fino a quella del 14 febbraio 2002. “Questo libro, Padre Santo, – ha detto Ruini – è in realtà il risultato dei doni che Vostra Santità ha fatto a noi lungo l’arco di questi 25 anni”. (segue)