” “Il 76% degli italiani ritiene la presenza delle donne “fondamentale” per il buon governo delle amministrazioni pubbliche, ma il 53,2% di essi si dice “pienamente d’accordo” sul fatto che “non esistono differenze apprezzabili tra uomini e donne”, nel modo di fare politica. E’ quanto emerge da una ricerca del Censis, promossa dalla Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna e presentata oggi a Roma. “Saper ascoltare, saper mediare tra le diversità, avere cura delle relazioni, senso del limite, senso pratico, attenzione alla conseguenze pratiche delle proprie azioni”: questo lo “stile di governo” al femminile apprezzato dagli italiani, secondo il sondaggio effettuato dal Censis su un campione di 1000 persone (donne e uomini tra i 18 e gli 85 anni), distribuito su tutto il territorio nazionale. Se, però, sul piano sociale, sembrano ormai caduti i “pregiudizi” sulle donne in politica, “nei fatti le donne sono ancora discriminate”, ha detto Maria Pia Camusi, del Censis, illustrando la ricerca: ne sono un esempio “il rapporto molto critico delle donne con i partiti” e la “strisciante omologazione” fra donne e uomini nel modo di fare politica. Stando ai dati Censis, infatti, il 36,5% degli italiani non sono d’accordo sul fatto che “le donne generalmente sono più oneste degli uomini” o “meno aggressive o arroganti” (42,9%); in diminuzione, invece, i pregiudizi sulle minori “competenze specifiche” femminili per il lavoro politico (16,8%), sulla non affidabilità delle donne “perché distratte dai problemi familiari” (23,7%) o sulle donne non adatte alla politica “perché troppo emotive” (15,9%). L’ambito politico in cui si legge nella ricerca del Censis le donne sono più presenti ed apprezzati è quello locale: nelle amministrazioni comunali, infatti, la presenza femminile (tra sindaci, assessori e consiglieri) ammonta al 15,8%. Ed è proprio la “cultura politica locale”, ha sottolineato la curatrice dell’indagine, “il livello territoriale della politica che influenza di più la vita quotidiana dei cittadini”: il 45% di essi, infatti, considera centrale la propria appartenenza nazionale, seguita però subito dopo da quella comunale (25,7%), che distacca di molto gli altri tipi di appartenenza politica (europeo, regionale e provinciale).