” “”In un Paese in cui regna caos e disordine, per i cristiani sarà più una Via Crucis che una Pasqua”. Sintetizza così, padre Jean-Marie Benjamin, segretario generale della Fondazione Beato Angelico, da anni operante in Iraq, le prossime celebrazioni pasquali delle comunità cristiane irachene.
” “”Le comunicazioni telefoniche sono interrotte da giorni e non si riesce a sapere molto dichiara al Sir il religioso -. Non sono previste, a quanto pare, feste particolari. Le città, Baghdad in particolare, non sono ancora sicure ed i cristiani, nelle loro zone, hanno organizzato un servizio di vigilanza e di controllo. Tuttavia è lecito pensare che non mancheranno le consuete celebrazioni del Triduo pasquale”. Il rito caldeo, in lingua aramaica e araba, a cui aderiscono 500.000 fedeli, ovvero la maggioranza dei cattolici iracheni, è, infatti, “lunghissimo e ricco di sonorità, ma non si discosta da quello cattolico. Suggestivo è lo scambio di pace che avviene prima della Consacrazione, segno di unità e riconciliazione dinanzi a Cristo”. “Non ci sarà l’agnello ad imbandire le tavole prosegue padre Benjamin – Sarà già tanto avere qualcosa da mangiare. E non sarebbe la prima volta visti gli anni di embargo e i due conflitti, quello del 1991, la guerra del Golfo e l’attuale”. Non mancherà invece la solidarietà che accompagna da sempre la vita della comunità caldea, “impegnata nell’assistere famiglie povere, cristiane e musulmane, grazie agli aiuti delle Chiese di tutto il mondo”.
” “Le comunità cattoliche in Iraq sono di quattro riti. Oltre ai Caldei, vi sono i Latini (2.500), gli Armeni (2.000) e i Siro cattolici (25.000). Vi sono anche cristiani ortodossi appartenenti alle comunità Siro ortodossa, Armena apostolica e protestante.
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