“Un argomento da non tralasciare a causa della sua importanza”. Definisce così il Papa, nell’enciclica pubblicata oggi, ‘Ecclesia de Eucharistia’, “il rapporto” tra Eucarestia e impegno ecumenico. “L’aspirazione verso la meta dell’unità – scrive Giovanni Paolo II – ci sospinge a volgere lo sguardo all’Eucaristia, la quale è il supremo sacramento dell’unità. Proprio perché l’unità della Chiesa, che l’Eucaristia realizza, ha l’inderogabile esigenza della completa comunione nei vincoli della professione di fede, dei sacramenti e del governo ecclesiastico, non è possibile concelebrare la stessa liturgia eucaristica fino a che non sia ristabilita l’integrità di tali vincoli”. Per questo, una “siffatta concelebrazione non sarebbe un mezzo valido, e potrebbe anzi rivelarsi un ostacolo al raggiungimento della piena comunione”. Ma il Papa aggiunge, “se in nessun caso è legittima la concelebrazione in mancanza della piena comunione, non accade lo stesso rispetto all’amministrazione dell’Eucaristia, in circostanze speciali, a singole persone appartenenti a Chiese o Comunità ecclesiali non in piena comunione con la Chiesa cattolica. In questo caso, infatti, l’obiettivo è di provvedere a un grave bisogno spirituale per l’eterna salvezza di singoli fedeli, non di realizzare una intercomunione. Occorre badare bene a queste condizioni, che sono inderogabili”. E a proposito degli “abusi” diffusi “soprattutto a partire dagli anni della riforma liturgica post-conciliare, per un malinteso senso di creatività e di adattamento”, il Papa rivolge “un caldo appello perché, nella celebrazione eucaristica, le norme liturgiche siano osservate con grande fedeltà. La liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno, né del celebrante né della comunità”. Ed annuncia che “per rafforzare questo senso profondo delle norme liturgiche, ho chiesto ai dicasteri competenti della Curia Romana di preparare un documento più specifico, con richiami anche di carattere giuridico, su questo tema di grande importanza”.