“SEGNO NEL MONDO” (AC), UNA POESIA DEL PAPA PER DIRE “NO” ALLA GUERRA E UN “SENATO MONDIALE” PER COSTRUIRE LA PACE

” “”Il mondo che io creo non è buono, eppure non sono io che lo rendo malvagio! Ma questo basta?”. E’ l’interrogativo posto da papa Wojtyla in una poesia dal titolo “Operaio in una fabbrica d’armi”, composta nel 1958 e pubblicata sulla copertina dell’ultimo numero del quindicinale dell’Azione cattolica italiana “Segno nel mondo”, dedicato al tema della pace, in linea con l’impegno fatto proprio dall’associazione e particolarmente sottolineato dal magistero di Giovanni Paolo II. “Tanti, troppi. Sono 27 i milioni di morti nelle guerre che si sono svolte tra il 1945 e il 2000”, indice dell’ “immenso ritardo con cui affrontiamo il superamento della guerra quale mezzo per affrontare le divergenze tra i popoli” osserva dalle pagine del periodico il teologo moralista Enrico Trevisi affermando l’urgenza di andare oltre la “teoria della guerra giusta”, attraverso una cultura di pace che richiede “vigilanza e preghiera, coraggio e testimonianza. Da parte di tutti”. Una “struttura politica leggera che, permettendo vasta autonomia all’interno degli Stati, abbia tuttavia un forte peso morale e scorrevoli cinghie di trasmissione istituzionali” è la proposta di Piersandro Vanzan, scrittore di Civiltà cattolica, di fronte al fallimento dell’Onu. Rappresentanti delle religioni, “premi Nobel o ex capi di Stato notoriamente meritori”, Ong: questi i componenti indicati dal gesuita per una sorta di “Senato mondiale”, già peraltro preconizzato nel 1906 da Alexander Vasiliev, deputato al primo Parlamento russo, e riproposto nello scorso mese di febbraio da dieci membri dell’Arca, tra cui Antonino Drago, ricevuti dal rappresentante della Santa Sede presso l’Onu, mons. Celestino Migliore. Compiti di tale organismo, spiega Vanzan, “stabilire dei limiti morali invalicabili alla politica dei singoli Stati, Assemblea Onu compresa; tanto da avere il diritto di veto sulle decisioni del Consiglio di sicurezza (al cui interno invece nessuno deve poter mantenere il veto)” che dovrà essere composto da “Stati eletti tenendo conto non solo del loro potere socioeconomico e militare, ma anche, in senso negativo, delle mancate ottemperanze alle risoluzioni Onu e ai trattati internazionali”. Questa, in sintesi, la tesi del gesuita; “un primo passo per costruire un’altra storia”.