” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – E’ evidente, dall’evoluzione politico militare in Iraq e nell’intera area mediorientale, fino alla Terrasanta, che il traguardo della pace va molto al di là del dato militare e anche di quello politico. Implica orizzonti di civiltà, orizzonti di speranza.
” “E’ il registro proprio di Giovanni Paolo, prima e dopo la guerra: è il senso del messaggio pasquale del Papa. Di fronte al profilarsi del pericolo di un conflitto di civiltà, con passione ribadisce che i credenti di ogni religione devono al contrario essere testimoni ed artifici di un impegno “che inauguri un’era nuova di giustizia e di pace”. D’altra parte, proprio la realtà della Croce e della Resurrezione, oggetto di appassionate meditazioni in questi giorni solenni, dimostrano che l’opera di Dio si svolge nella storia, che la storia è aperta ad una prospettiva di salvezza.
” “C’è, negli interventi del Papa dal giovedì Santo a Pasqua, la consapevolezza di “un’alba di terzo millennio tristemente oscurata da violenze e conflitti”, ma anche l’instancabile prodigarsi per la pace, che “è il primo saluto del Risorto ai discepoli”: “per tutti, specialmente per i piccoli e i poveri, proclamiamo oggi la speranza della pace, della pace vera, fondata sui solidi pilastri dell’amore e della giustizia, della verità e della libertà”.
” “Questo significa, da parte della Chiesa cattolica, giocare in tutto il mondo il gioco della testimonianza di fede che diventa principio di sviluppo. Nel messaggio Urbi et Orbi Giovanni Paolo II a partire dall’Iraq, alla prova di una ricostruzione che possa diventare non un ennesimo armistizio, ma un esempio di sviluppo della democrazia, ai conflitti dimenticati, alla Terrasanta, di fronte ormai a scelte risolutive, ha invocato la pace ed ha aggiunto: “Si spezzi la catena dell’odio, che minaccia l’ordinato sviluppo della famiglia umana. Ci conceda Iddio di essere liberati dal pericolo d’un drammatico scontro di tra le culture e le religioni. La fede e l’amore verso Dio rendano i credenti di ogni religione artefici coraggiosi di comprensione e di perdono, pazienti tessitori di un proficuo dialogo interreligioso, che inauguri un’era nuova di giustizia e di pace”.
” “E’ davanti a tutti ormai il problema della governance globale del XXI secolo.
” “E’ ormai in preparazione, quasi a coronamento del traguardo del XXV di pontificato, il viaggio in Mongolia. E’ quasi il segno, nel centro del continente asiatico, tra Russia e Cina, di questo disegno storico di cui Giovanni Paolo II si è fatto interprete, tra due secoli: fare sì che l’accelerazione della storia prodottasi in questi decenni abbia una solida sponda religiosa. E così possa garantire orizzonti di speranza e di vera promozione per tutti.
” “
” ”