SARS: COZZOLI (TEOLOGO), UN VIRUS CHE “AZZERA” LE SICUREZZE, SÌ ALLA “SOBRIETÀ” E ALLA “PROFILASSI DELLE COSCIENZE”

Un virus che “azzera” le sicurezze, perché “non solo non ha oggi un antidoto farmacologico e tantomeno un vaccino, ma è difficilmente arginabile” in quanto “violento, rapido e letale”. Così mons. Mauro Cozzoli, docente di teologia morale alla Pontificia Università Lateranense, definisce la Sars (Sindrome respiratoria acuta severa), che ad oggi (secondo i dati Oms) ha contagiato 5.050 persone nel mondo, provocando 321 morti; in Italia, il Ministero della Salute ha registrato, fino a ieri, e notificato all’Oms otto caso probabili della nuova epidemia. Il progresso – scrive Cozzoli in un’intervista che sarà pubblicata sul Sir di domani – sembrava aver eliminato il “senso di angoscia” per il pericolo di epidemie tipico delle “società prescientifiche”, generando nella società un “senso di fiducia e di sicurezza” grazie alla “graduale capacità dell’uomo di curare, prevenire o riportare sotto controllo medico malattie epidemiche un tempo incontrollabili e incurabili”. L’insorgenza della Sars, invece, “sembra riportarci indietro, rendendo reversibile una conquista medica considerata ‘senza ritorno” e provocando “una preoccupazione crescente, collettiva e senza frontiere”. Quello della Sars, spiega infatti il teologo, è un virus “globalizzabile”, perché “può colpire ovunque e subito”, soprattutto “le società più ricche, più esposte di quelle più povere”. “Tanto è bastato – è il commento di Cozzoli – a scoprirsi tecnologicamente ‘nudi’, impotenti a diffondere un malcelato senso di sgomento e di paura. Dall’estremo oriente vengono ogni autunno e inverno i virus dell’influenza, ma quella che si profila adesso è parecchio preoccupante nella sua imprevedibilità e ingovernabilità” (segue).