GUERRA IRAQ: DIOCESI DI VICENZA, “PER LA PACE UN MINUTO DI SILENZIO ALL’INIZIO DI OGNI MESSA E CAMPANE SERALI”

” “Un minuto di silenzio penitenziale all’inizio di ogni messa, digiuno, preghiera e campane serali “finché la guerra non cesserà”: è la proposta di 147 preti della diocesi di Vicenza che hanno sottoscritto un documento accolto e firmato dal vescovo mons. Pietro Nonis, che verrà pubblicato domani sul settimanale diocesano “La Voce dei Berici”. “Qualcuno dei ‘grandi’ della Terra ha deciso unilateralmente di schiacciare il grilletto – scrivono -. L’Onu con i suoi sforzi diplomatici è stata ignorata in modo sprezzante. Gli accorati appelli del Papa e i suoi tentativi di arrivare ad una soluzione che fosse diversa dalla guerra sono caduti nel vuoto. L’Europa, nella sua divisione, ha dimostrato ancora una volta la propria debolezza. Il nostro Paese ha cercato di far quadrare il cerchio riaffermando la propria amicizia con gli Usa e nel contempo affermando che non può esserci guerra al di fuori dell’Onu. Alla fine la quadratura del cerchio non è riuscita”. “Ci sarebbe piaciuto che l’Italia avesse riaffermato che una guerra unilaterale e preventiva è un attentato al diritto internazionale, mina i rapporti tra le nazioni, è un precedente pericolosissimo per il futuro – aggiungono -. La pace è una di quelle cose per le quali si dovrebbe avere il coraggio di dissentire”. Secondo i sacerdoti vicentini “le gravissime responsabilità del dittatore Saddam Hussein rispetto al proprio popolo e al contesto internazionale e la minaccia che egli rappresenta per la sicurezza mondiale non giustificano infatti un attacco unilaterale, semmai rischiano di consacrarlo per il futuro – vivo o morto, esule o no – disperato mito o delirante leader della frustrazione di tanti, di troppi poveri affamati, umiliati ed incattiviti dell’area Medio orientale”. Temono perciò “l’incancrenirsi della crisi in scontro di civiltà, tra culture, che trascinerebbe con sé l’inevitabile acuirsi della gelida diffidenza fra religioni”. E pensano, in particolare, alla popolazione irachena, “prima vittima di questo conflitto, ai bambini, alle donne, agli anziani”: “Vorremmo che potessero scrutare di nuovo il cielo con speranza e non con terrore di nuovi attacchi”.