VOLONTARIATO: IN VENETO COINVOLGE 900.000 PERSONE; TANTE DONNE, POCHI GIOVANI

” “87.000 volontari in 907 organizzazioni (il 34,7% del totale italiano), che mobilitano oltre 900.000 abitanti (1 residente su 20) compresi donatori e soci, per un monte ore settimanale che equivale a quello di 6.170 persone occupate a tempo pieno: questi i numeri del volontariato in Veneto, che si caratterizza per essere sempre più svincolato da appartenenze culturali, religiose o ideologiche, per un impegno in piccoli gruppi con volontari di età matura (soprattutto donne ma pochi giovani), con personale retribuito e un buon collegamento con enti e servizi pubblici. La ricerca, curata dalla Fivol (Fondazione italiana per il volontariato) è stata presentata oggi a Padova nel corso di Civitas. Nel 2000 le organizzazioni di volontariato venete – si legge nella ricerca – “si sono fatte carico di oltre 150 mila persone in stato di bisogno nei settori di supporto al Welfare” ma anche nei settori della vita civica (ambiente, cultura, educazione, protezione civile, solidarietà internazionale). Il volontariato veneto “è una realtà sempre meno connotata da appartenenze collettive a matrici culturali o ideologiche (in particolare di tipo confessionale)”, per cui “la condivisione tra i membri dei gruppi avviene, più che altrove, sugli obiettivi e sui risultati da raggiungere”. Il 97% delle organizzazioni dispone di uno statuto o di un regolamento; sono in genere gruppi tra le 5 e le 10 persone ben radicati nel territorio ma i volontari più assidui in genere sono ultraquarantacinquenni, con una leggera prevalenza di donne, pur penalizzate nei ruoli dirigenziali (il 70% ha un presidente uomo) e con una disponibilità media settimanale di tempo donato pari a 5 ore pro-capite. Solo il 6% delle organizzazioni è composto in maniera prevalente da volontari al di sotto dei 29 anni. “Elevata e crescente è la propensione del volontariato veneto a collegarsi ed a integrarsi con enti e servizi pubblici”: nel 2000 il 42,4% ha ricevuto contributi da enti locali o convenzioni. Aumentano inoltre le organizzazioni ‘miste’, ossia con presenza di personale retribuito: i curatori della ricerca si chiedono però se si tratti di “una naturale evoluzione” o dell’accettazione di una “delega da parte del settore pubblico”. In conclusione si ribadisce l’importanza dei Centri di Servizio per il volontariato per l’autopromozione e la crescita delle organizzazioni.