” “”Dopo i grandi cambiamenti culturali degli anni ’60 e ’70, nei quali i figli maschi iniziarono ad ambire di ‘superare’ i loro padri nei traguardi personali, lavorativi e sociali, questa è l’epoca in cui le giovani donne stanno esercitando una spinta ascendente nella società senza precedenti: l’obiettivo è, analogamente a quello dei maschi, di ‘superare’ le loro madri nei traguardi soggettivi e ciò si traduce in un riequilibrio delle scelte tra lavoro e figli”: lo ha detto il prof. Antonio Golini, uno degli organizzatori per conto dell’Accademia Nazionale dei Lincei, del convegno internazionale che si conclude oggi a Roma sul tema “La bassa fecondità tra costrizioni economiche e cambio di valori”. I dati illustrati dagli studiosi presenti sono in larga parte noti a tutti: la popolazione italiana ha, ormai da quasi una generazione, una natalità tra le più basse del mondo. Il numero delle nascite, vicino al milione negli anni ’60, è sceso da oltre un decennio a poco più di 550 mila. Se questa tendenza non cambierà, nel giro di vent’anni coloro che avranno tra i 20 ed i 40 anni saranno 6 milioni in meno di oggi, con un drastico calo delle fasce centrali della popolazione e un aumento esponenziale degli anziani. “I figli costano molto ha spiegato Gianpiero Dalla Zuanna e impiegando in una buona assicurazione privata i molti soldi spesi per allevarli, il risultato di garantirsi economicamente dai rischi del declino fisico sarebbe molto più certo, non condizionato al buon cuore e alle possibilità dei figli stessi”. “C’è da chiedersi quindi ha proseguito il relatore come mai in una società come la nostra a sviluppo avanzato continuino a nascere figli”.