“Tra le molte regioni del mondo, prive del fondamentale bene della pace, da troppo tempo dobbiamo purtroppo annoverare la Terra Santa”. Con queste parole il Papa ha oggi espresso il suo “vivo apprezzamento” ai vescovi italiani “per l’iniziativa di inviare colà una vostra rappresentanza, subito dopo la Pasqua, per portare una testimonianza di concreta solidarietà in particolare alle comunità cristiane che là vivono e versano in condizioni di gravissima difficoltà”. Ricevendo in udienza i partecipanti alla 51ª Assemblea generale della Cei, Giovanni Paolo II ha definito, inoltre, l’iniziazione cristiana al centro dei lavori dell’assise episcopale una “scelta quanto mai opportuna, perché la formazione del cristiano e la trasmissione della fede alle nuove generazioni hanno un’importanza decisiva”. Nel contesto “sociale e culturale” di oggi, ha ribadito il Papa, “molti fattori concorrono a rendere più difficile, e per così dire ‘controcorrente’, l’impegno di diventare autentici discepoli del Signore, mentre la velocità e la profondità dei cambiamenti fanno crescere la distanza e a volte quasi l’incomunicabilità tra le generazioni”. Per reagire a queste sfide, ha ammonito il Pontefice, gli itinerari di iniziazione cristiana “devono dare ampio spazio all’annuncio della fede e proporne le motivazioni fondamentali, in modo proporzionato all’età e alla preparazione delle persone”. “Dare inizio assai presto all’iniziazione cristiana dei bambini, in modo che essa sia vitalmente assimilata fin dai primi anni” e rendere le famiglie “consapevoli di questa loro nobilissima missione” aiutandoli “ad adempierla, anche integrando le loro eventuali carenze”: questi i suggerimenti pastorali forniti dal Papa ai vescovi, partendo dalla consapevolezza che “nessun bambino battezzato deve restare privo del nutrimento che fa crescere il germe in lui posto dal battesimo”. Sacerdoti, catechisti e formatori, a loro volta, per Giovanni Paolo II “sono chiamati a coltivare il colloquio personale con ragazzi, adolescenti e giovani, non nascondendo la grandezza della chiamata di Dio e l’esigente impegno della risposta, e facendo loro gustare, al tempo stesso, la vicinanza misericordiosa del Signore Gesù e la cura materna della Chiesa”.