” “Le parrocchie sono “molto impegnate” sul versante dell’iniziazione cristiana, ma corrono il pericolo di “appiattirsi solo sull’ora di catechismo”, che magari viene dopo 5 ore di scuola e prima della scuola di tennis…Lo ha detto mons. Adriano Caprioli, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, che nel corso della prima conferenza stampa della 51a Assemblea generale della Cei, in svolgimento in Vaticano fino al 23 maggio, ha messo in guardia dal rischio del “distacco tra catechesi come trasmissione dei contenuti della fede e la vita concreta della comunità dei fedeli”. “La comunità cristiana ha detto Caprioli spesso rimane nell’ambito dell’aula di catechismo, e i bambini e i ragazzi non vedono la Chiesa che vive, che crede, che fa festa”. Sono gli adulti, nell’iniziazione cristiana, la “vera risorsa dell’educazione”, ed è su di essi che bisogna “investire di più”, ad esempio non lasciando sole le famiglie “nei sei-sette anni di vuoto” che attualmente ci sono tra la richiesta del battesimo e la prima comunione dei figli. “E’ quello neocatecumenale il modello dell’iniziazione cristiana?”, ha chiesto un giornalista. “Ci sono degli elementi comuni, come la memoria del battesimo”, ha risposto Caprioli, ma “se la Chiesa vuole rispondere alla sua natura popolare, non elitaria, non può disattendere il momento dell’infanzia, un’età che non ritorna più nell’arco della vita”. A proposito della possibilità, per un parroco, di rifiutare ai genitori il battesimo per i proprio figli, nel caso non ci siano condizioni idonee a proseguire nella vita cristiana, Caprioli ha commentato: “Nessuno può giudicare la fede di un altro, che è sempre un fatto di coscienza: la Chiesa non ‘rimanda’, ma fa una proposta di un cammino che sta poi alla libera scelta di ciascuno di compiere”.