” “Un’Europa in cui “avanza la disoccupazione di massa, si rigenerano i nazionalismi e gli integralismi, crescono nuove xenofobie e simultaneamente si verifica anche un aggravio di quelle che potremmo definire ‘preoccupazioni etiche'”. E’ il ritratto del nostro Continente, così come è stato tracciato da mons. Piero Monni, osservatore permanente della Santa Sede all’Organizzazione Mondiale del Turismo, nel corso della 40a riunione della Commissione regionale per l’Europa, in svolgimento a Malta sul tema “L’integrazione europea nell’era dell’allargamento dell’Unione Europea e dello sviluppo del turismo”. “L’integrazione dei popoli europei ha sottolineato Monni non significa appiattimento e massificazione, bensì sviluppo della conoscenza reciproca nel rispetto delle differenti tradizioni presenti nel vecchio continente”. L’identità europea, oggi, secondo il relatore è “segnata da profonde mutazioni tecnologiche, dal persistere di incertezze economiche e da crescenti pericoli ecologici”: “in un quadro sociale così destabilizzato”, dunque, “le ipotesi di unioni, di aggregazioni e di ampliamento della Comunità Europea si prospettano piuttosto complesse”. Ecco perché, ha affermato Monni, “occorrono strumenti nuovi e decise volontà politiche, per ridare fiducia alla possibilità di realizzazione dell’idea di una vera ‘casa europea’”. “Ricostruire quelle solide ‘reti di fiducia’ che formano un capitale sociale e morale a cui l’Unione europea, proprio nell’ottica dell’ampliamento dei propri confini, non deve rinunciare”: questo il compito affidato dall’esponente della Santa Sede all’Europa, e al quale il turismo “può offrire un fattivo contributo”, perché favorendo la conoscenza tra i popoli “contribuisce a ricostituire un tessuto sociale spesso lacerato dagli scontri locali e dalle tentazioni di isolamento di stampo nazionalistico”. Nel settore turistico, che in Europa dà lavoro a circa 9 milioni di persone, ha concluso Monni, occorre promuovere “una politica di sviluppo sostenibile, pianificata a livello comunitario”, basata sul primato della “qualità delle relazioni umane”, non soltanto dei servizi o delle infrastrutture.