” “”È inimmaginabile pensare alla costituzione di Centri per asilanti nei Paesi confinanti con l’Europa”. Commenta così don Cesare Lodeserto, presidente della fondazione ‘Regina Pacis’ di Lecce, la proposta britannica – il cui rapporto dovrebbe essere presentato alla Commissione europea martedì prossimo (3 giugno) di ‘parcheggiare’ in Paesi terzi confinanti con l’Ue, ma fuori dal suo territorio, i profughi che chiedono asilo all’Europa, in attesa che le loro domande siano accolte o respinte. Per Lodeserto, “tale proposta mette in evidenza la mancanza di conoscenze storiche, geografiche e legislative, riflettendo l’unica preoccupazione che oggi esiste in Europa, cioè non avere immigrati”. A tal proposito, il presidente della Fondazione ricorda l’esempio dell’Italia, dove “l’accoglienza dei richiedenti asilo politico, messa in atto fino ad ora, nonostante l’assenza di una Legge a riguardo, ha sempre rappresentato una certezza. A ciò va aggiunto il cammino effettuato negli ultimi tempi con la realizzazione del Progetto asilo, che ha visto l’integrazione di molti immigrati richiedenti asilo politico”. L’idea britannica chiama in causa i quindici e l’Unione quando propone che anche i richiedenti asilo già presenti nel territorio Ue vengano trasferiti in centri per l’esame delle domande di ammissione che la Gran Bretagna vorrebbe istituire in alcuni Paesi confinanti come l’Albania, la Romania e l’Ucraina. “Il problema va affrontato e non depositato in casa del vicino – dichiara Lodeserto -, con la conseguenza drammatica di consegnare i richiedenti asilo ai trafficanti o relegarli in Paesi (Albania, Romania, Ucraina), al cui interno esistono già gravi problemi di povertà e la cui popolazione è in forte esodo clandestino. Non sfugga all’Europa che la nuova incalzante immigrazione è quella proveniente dall’Est”. Secondo don Cesare Lodeserto, alcune soluzioni a tutto ciò sono “una politica meno timorosa e più lungimirante nei confronti del fenomeno migratorio, una legislazione sui richiedenti asilo che punti sulla corretta informazione e sull’integrazione, anche attraverso l’accoglienza in Europa e la consapevolezza che oggi il vero problema è l’esistenza di un Est europeo povero, che va aiutato e verso il quale bisogna proiettare sforzi di ogni genere”.