EUROPA: M.GAVENDA (SLOVACCHIA), “I PAESI DELL’EST ACCETTANO L’ALLARGAMENTO PER POI CERCARNE IL MEGLIO”

” “”I Paesi post-comunisti, a scapito delle diverse mentalità delle singole nazioni, hanno in comune non solo una triste esperienza del passato, ma anche il loro modo di reagire rispetto allo sviluppo attuale, soprattutto in merito all’ingresso nell’Unione Europa”. È quanto scrive nell’editoriale del servizio europeo del Sir, in uscita domani anche su old.agensir.it, Marian Gavenda, portavoce della Conferenza episcopale slovacca, commentando l’allargamento dell’Unione europea ad Est. “All’inizio l’integrazione nell’Unione – scrive l’editorialista – è stata presentata con una propaganda forse troppo entusiasta e unilaterale. Si declinavano i nomi dei ‘Padri dell’Europa unita’ e le citazioni del Papa, facendo nascere l’illusione che si trattasse di un paradiso terrestre con la garanzia del benessere, stabilità politica e ambiente cristiano. L’unilateralità nell’esaltare però ha provocato una comprensibile demonizzazione”. Secondo Gavenda “è sicuro che non entreremo nella stessa Ue che esisteva quando abbiamo cominciato le trattative. Oggi l’Ue stessa sta passando attraverso un chiara crisi e vuole soltanto cominciare a cercare la sua identità. La stanchezza e la delusione nei Paesi dell’Est viene rafforzata dalla preoccupazione sul futuro”. Tra i motivi di questa “delusione”, “l’atteggiamento di rifiuto provocato dalla massiccia propaganda prima dei referendum pagata dai governi che ci ha inconsciamente ricordato gli ‘anni della propaganda ufficiale'”. E poi l’interrogativo su come coesistere dopo l´allargamento. “Preoccupanti – dice Gavenda – sono alcune inchieste svolte nei Paesi occidentali su come i cittadini pensano di convivere con i nuovi cittadini dell’Est. Emerge un’alta percentuale di ignoranza e disinteresse. L’unica cosa sicura è che per i Paesi del Centro-Est europeo non vi é un’altra alternativa. Dobbiamo accettare l’offerta e poi cercare il meglio”.