” “”Le minacce riportate sulla facciata del duomo ricordano il linguaggio tenebroso degli anni di piombo. La velenosità di chi definisce ‘lager’ un Centro per il quale qualche anno fa si invocava il Nobel della pace è tipica di ambienti e personaggi che molti temono”. Così Nicola Paparella, direttore del settimanale dell’arcidiocesi di Lecce “L’Ora del Salento”, nell’editoriale del prossimo numero, a proposito dell’attentato incendiario alla cattedrale di Lecce e alle scritte di minaccia contro l’arcivescovo, mons. Cosmo Francesco Ruppi e don Cesare Lodeserto, presidente della fondazione ‘Regina Pacis’, apparse all’alba di oggi sulla facciata laterale del duomo. “La stupidità degli uomini – scrive Paparella – non può giungere a tanto; e neppure il contrasto ideologico o il risentimento per qualche disagio o per qualche fastidio”. Adesso, prosegue, “dopo il fragore della bomba incendiaria, avremo il coro della solidarietà e il lungo corteo delle testimonianze. Sono cose che servono e che fanno piacere. Ma non bastano. Come non bastano le iniziative assunte dopo il furto perpetrato nella casa episcopale. Come non bastano i rallegramenti che giungono in queste ore a don Cesare dopo il totale definitivo proscioglimento nel giudizio riguardante la gestione del ‘Regina Pacis’. Occorre di più”. Per il direttore del settimanale, “la solidarietà deve tradursi in azione positiva perché il clima di palese, aperta e pregiudiziale ostilità venga rimosso”. Quanto accaduto, conclude Paparella, “ci spiace, perché getta un’ombra sulla città. Ci spiace perché toglie sapore alla gioia provata dopo la lettura della sentenza assolutoria, per don Cesare, giunta a Lecce appena qualche ora fa. Ci spiace per questo nostro arcivescovo che non smette di sorprenderci per quanto fa a favore del Salento e della Chiesa che gli è sta affidata. E ci spiace persino per coloro che hanno voluto osare, perché non hanno potuto incontrare, sulla loro strada, chi avrebbe potuto impedire un gesto blasfemo, violento e aggressivo”.