” “Ma “l’Europa non può essere compresa – sottolinea il documento senza tener conto del ruolo fondatore che hanno avuto i cristiani nella sua storia. Anche se, oggi, una forma di agnosticismo diffuso sembra dominare il dibattito pubblico, le convinzioni dei cristiani sono sempre riconosciute come capaci di svolgere un loro ruolo, insieme con quelle degli ebrei e dei musulmani o dei membri di altre comunità religiose”. Compito dei cristiani è perciò quello di “definire le vie di una Europa caratterizzata dalla stabilità, la pace e il benessere pubblico, e che servirà non soltanto i propri cittadini, ma anche il mondo intero”. Il documento analizza i punti di forza del processo storico di integrazione europea (i principi di pace, libertà e solidarietà) ma anche i limiti: “L’impotenza europea si osserva si è manifestata in modo ancor più evidente durante il conflitto nei Balcani” come pure durante la repressione delle sollevazioni degli ungheresi, dei cecoslovacchi, dei polacchi. Anche il principio di solidarietà, si legge, “dimostra i propri limiti” quando “un Paese può effettivamente e da solo impedire a tutti gli altri di agire”. Una contraddizione estesa anche all’economia di mercato, che “spesso aumenta le disuguaglianze tra gli strati sociali e lascia parecchi individui nella precarietà se non nell’indigenza”. Da qui l’invito a porre delle regole “per garantire la concorrenza ed evitare le concentrazioni” e “per mantenere la coesione sociale e proteggere le famiglie e le persone meno abbienti, le generazioni future e il resto del mondo: “L’Unione europea e gli Stati Uniti sottolineano – devono lavorare insieme alla costruzione di un mondo più solidale”. Inoltre, suggeriscono i vescovi europei, “bisogna a tutti i costi superare la divisione che si è stabilita tra le élites e l’insieme dei cittadini europei”, in modo da “risvegliare l’entusiasmo dei nostri vari popoli”. Ai cittadini europei è affidato il compito di “aprirsi alla diversità” e ai cattolici di riscoprire la “ricchezza della tradizione cattolica” esplorando “le diverse tradizioni di spiritualità”, da inserire anche nei programmi di catechesi in tutti i Paesi. Tra i “gesti profetici” a cui sono chiamati i cattolici spiccano in primo luogo l’ecumenismo e il dialogo con gli ebrei e i musulmani, ma anche una “educazione che tenga conto della dimensione europea”, la formazione delle coscienze “sulla necessità di un governo mondiale” e una “mutua responsabilità est-ovest e nord-sud”.
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