” “”La società globale ancora non c’è”. Secondo il sociologo Mauro Magatti, intervenuto questa mattina al 29° Convegno delle Caritas diocesane, “la globalizzazione è un nuovo vaso di Pandora che nasconde più di quello che mostra”. “La società globale rimane sullo sfondo – prosegue – mentre assistiamo a una rottura negli equilibri del nostro modo di vivere”. In questo senso “la globalizzazione è un’uscita più che un arrivo”. Lo spazio globale si ridefinisce, “c’è una maggiore interdipendenza tra gli uomini e le conoscenze che supera la fisicità”, i rapporti “assomigliano sempre di più a reti”. Secondo Magatti “la questione culturale dell’identità” si pone con urgenza. La “fragilità individuale e collettiva” riconsegna, soprattutto alla comunità dei credenti, “la questione dell’altro”. “L’alterità precisa il sociologo – è di nuovo al centro della vita sociale, offrendo ai cattolici la chiave del dialogo”. “Nessuna pace universale è raggiungibile se non si riconosce l’interrogativo che l’altro pone, senza capire il confine tra il noi e il voi”. Abbiamo bisogno di un sistema di regole nuove per governare la globalizzazione, ma – si chiede Magatti – “chi lo fonda e poi chi gestisce le differenze?”. Il sistema liberale può “scrivere regole nuove, ma non è attivo sui grandi problemi: la miseria, l’equa distribuzione delle risorse, le migrazioni”. La globalizzazione “non riguarda solo l’economia e la politica, ma ci cambia come persone”. Dunque, al “deficit democratico di non avere istituzioni in grado di governarla” si aggiunge “una profonda crisi della soggettività”. “Tutti noi – conclude Magatti – siamo oggi più frammentati, spaventati, spaesati e soffriamo della sindrome dello spettatore, vedere senza agire. L’etica dell’altro è l’unica garanzia che il processo di costruzione delle nuove istituzioni si sviluppi nel rispetto delle persone non contro di loro”.