INIZIAZIONE CRISTIANA: NOTA PASTORALE CEI, ORIENTAMENTI E CONSIGLI PER IL “RISVEGLIO DELLA FEDE” (2)

” “Ma come si struttura un itinerario di iniziazione cristiana? Per aiutare le comunità parrocchiali si consiglia di “pensare a luoghi di ascolto e di scambio interparrocchiali o diocesani, soprattutto nelle piccole diocesi”: “Santuari e monasteri, case di esercizi e luoghi di spiritualità, centri di accoglienza e di ricerca nella fede”, ma soprattutto le aggregazioni ecclesiali, “offrano una risposta agli uomini e alle donne in cerca di un autentico senso della vita”. L’accompagnamento delle persone, suggerisce la Nota, richiede “accoglienza e ascolto appropriati, linguaggio adatto alle persone, sensibilità pastorale adeguata”. L’incontro con la comunità avviene di solito tramite “uno specifico gruppo”, anche facendo riferimento ad “altre realtà ecclesiali”. In questo senso, sottolinea la Nota, “un ruolo particolare può e deve essere attribuito al cammino dell’Azione Cattolica”. Il documento ricorda anche i compiti del “catechista accompagnatore”, che deve “predisporre l’itinerario e le esperienze di vita cristiana” sotto la guida del sacerdote e con l’aiuto di altre persone: “Può essere svolto da una persona singola, da un gruppo di due o tre persone o anche da una famiglia”. I tempi dell’itinerario coincidono con l’anno liturgico e le sue tappe, e mirano all’inserimento nella comunità; importante è che “il percorso non sia affrettato”. A queste tappe si accompagnano celebrazioni e riti, tra i quali “un rito di accoglienza” e la liturgia penitenziale da celebrare “in forma comunitaria”. E visto che tutto ciò presuppone un cambiamento dello stile di vita, la Nota consiglia di “esaminare con cura le eventuali situazioni di vita non conformi alle esigenze del Vangelo, sia sotto il profilo familiare che sotto il profilo professionale”. Il prete dovrà “spiegare con franchezza per quali ragioni una determinata situazione si pone in obiettivo contrasto con il cammino di fede” e “proporre una via per armonizzare lo stato di vita con la disciplina della Chiesa, tenendo anche presente – se i tempi fossero ristretti o se non fosse possibile evitare un ‘grave incomodo’ – che il diritto lascia aperta la possibilità di celebrare la Confermazione dopo il Matrimonio”.