” “Circa 850mila immigrati dall’Europa centrale ed orientale risiedono legalmente nell’attuale Ue. Un numero cui si stima vadano ad aggiungersi ogni anno circa 600mila irregolari. Un recente sondaggio Eurobarometro rivela che se il 66% dei cittadini europei è favorevole all’allargamento, la percentuale dei contrari è pari al 22%, ed è più alta nei Paesi in cui si teme un maggiore impatto dell’immigrazione a seguito dell’ingresso dei dieci nuovi Stati membri. Sono alcuni dei dati contenuti nel documento “Allargamento Ue: verso un’Europa equa” elaborato da Caritas Europa (rete che riunisce le Caritas di 44 Paesi del continente). Presentato oggi a Bruxelles, alla vigilia del Vertice di Salonicco che si apre domani 20 giugno, il testo intende “promuovere la riflessione sui bisogni di coloro per i quali i benefici dell’allargamento non sono così evidenti”, scrive nell’introduzione il presidente Denis Viénot, affermando che “un allargamento equo” richiede “l’inclusione di politiche a favore dei gruppi sociali più vulnerabili, quali migranti, disoccupati, malati e anziani”. Nel 2001 la percentuale di disoccupazione nell’Ue era pari al 7,4%, con le punte più alte in Spagna, Grecia a Italia, soprattutto tra le donne. Molto più alta la disoccupazione nell’Europa dell’Est nel 2002: in Bulgaria il 19,9%, in Slovenia il 19,4%, in Polonia il 18,4%, Paesi la cui povertà continua a rendere inevitabile la ricerca di lavoro nell’Ue. Secondo Caritas Europa occorre che l’Unione europea “promuova il lavoro legale, offra adeguata protezione sociale ai lavoratori immigrati, ne agevoli l’integrazione, e favorisca la riunificazione familiare”. Particolare attenzione viene richiesta anche nei confronti delle Ong e delle associazioni di volontariato che “forniscono qualificati servizi di assistenza sociale a basso costo, soprattutto dopo le privatizzazioni e i tagli di spesa in ambito sociosanitario registrati in molti Paesi, e rinforzano i legami tra le persone combattendo esclusione e povertà. “Partner ideali dei ‘Servizi europei di interesse generale’ afferma la Caritas tali organizzazioni debbono ottenere un adeguato riconoscimento dall’Ue ed un maggiore accesso ai fondi strutturali nazionali ed europei”.