“Un viaggio breve, ma intenso e carico di speranza per quel paese tanto provato dai recenti conflitti”. Così il Papa ha definito oggi il suo 101° viaggio apostolico, il secondo in Bosnia ed Erzegovina, compiuto il 22 giugno, rivolgendo un appello alla comunità internazionale affinché “quei popoli siano in grado di risolvere i complessi problemi ancora aperti, e possano realizzare la legittima aspirazione di vivere nella pace e di far parte dell’Europa unita”. “Domenica scorsa ha esordito Giovanni Paolo II salutando i fedeli italiani al termine dell’udienza generale la Provvidenza divina mi ha concesso di compiere un nuovo viaggio apostolico in Bosnia ed Erzegovina, nella città di Banja Luka, a sei anni dalla visita pastorale a Sarejevo”. Poi il “cordiale ringraziamento” del Papa “a quanti mi hanno accolto, ai vescovi e alle autorità, ai responsabili politici del Paese e ai membri del Consiglio Interreligioso, che ho potuto incontrare constatando con piacere la loro disponibilità al dialogo”. A proposito di questo momento privato del viaggio, in cui il Pontefice ha incontrato i rappresentanti delle comunità religiose presenti cattolica, ortodossa, ebrea e musulmana Giovanni Paolo II ha commentato: “Ho colto in tutti la volontà di superare le dolorose esperienze del passato per costruire, nella verità e nel perdono reciproco, una società degna dell’uomo e accetta a Dio”. “Culmine del pellegrinaggio” in Bosnia, per il Papa, “è stata la solenne liturgia eucaristica con la beatificazione di Ivan Merz, che ho proposto come esempio ai cattolici, e specialmente ai giovani, di quella Terra”.