” “”Un vizio da laicista di antica data presentare la stagione neoconcordataria nei termini dello scontro, della definizione di spazi tra “poteri” diversi, lo Stato e la Chiesa, intesi a conservare ambiti di azione propri ed esclusivi”. Così sul Sir, l’esperto di scuola, Alberto Campoleoni, risponde a Francesco Margiotta Broglio che sul “Corriere della sera” del 29 giugno, prendendo spunto da una riforma spagnola che introduce nella scuola l’insegnamento della religione obbligatorio, disegna una presunta “strategia vaticana di ampio respiro” che insieme al caso spagnolo vede il richiamo a Dio e alle radici cristiane dell’Europa nella Costituzione europea, il “ruolo” agli insegnanti di religione cattolica in Italia e l’insegnamento neoconcordatario della religione cattolica (Irc) in Italia, dipinto come facoltativo ed evocato in contrapposizione al tema della laicità dello Stato. Secondo Campoleoni, invece, “la definizione dell’Irc supera questo schema, disegnando una situazione nuova. Intanto propone una collaborazione reciproca tra Stato e Chiesa “per la promozione dell’uomo e il bene del Paese” ed è all’interno di questa prospettiva che l’Irc risulta un servizio specifico offerto dalla Chiesa cattolica alle finalità della stessa scuola pubblica. Non è dunque, l’Irc, uno spazio propriamente “della Chiesa”, a confronto o affiancato allo spazio “laico”, statale”. Piuttosto, aggiunge l’esperto, “poiché la Repubblica riconosce il valore della cultura religiosa e tiene conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, ecco l’Irc, di cui la Chiesa garantisce qualità e contenuti”. (segue)