” “”E’ possibile riunire un cartello di associazioni che ricomincino un’azione comune su temi come le diseguaglianze sociali, i diritti, la legalità, la pace, i giovani?” E’ la proposta lanciata oggi da Lucio Babolin, presidente del Coordinamento nazionale delle Comunità di accoglienza (Cnca), durante la tavola rotonda nel corso dell’assemblea nazionale del coordinamento. Per l’occasione sono stati riuniti intorno ad un tavolo rappresentanti di organizzazioni cattoliche e sindacati, per confrontarsi sul ruolo della società civile italiana nell’attuale fase politica. Questo perché, ha spiegato Babolin, “siamo in una situazione di corto circuito, sia istituzionale sia nel privato sociale: a livello istituzionale perché lo Stato sta decidendo di disimpegnarsi dall’investimento sociale; a livello di privato sociale perché anche tra le organizzazioni del terzo settore si fatica ad individuare una strategia condivisa, delle priorità e delle modalità di lavoro comuni”. Grazia Bellini, presidente nazionale Agesci, ha rivendicato, a nome dei 180.000 ragazzi e giovani iscritti all’associazione, “il diritto e la volontà di essere interpellati”: “Negli ultimi anni il governo non ci ha più convocato nei tavoli consultivi. C’è una parte di cittadinanza che è stata azzerata, e questo è molto grave, soprattutto perché non vogliamo che i nostri giovani pensino ad un ritorno nella storia in cui il pensare diversamente era una colpa. Vogliamo un dibattito e un confronto sui temi giovanili e sulle diseguaglianze sociali, con politiche sociali tese all’inclusione”. Per Luigi Bobba, presidente nazionale delle Acli, il luogo della rappresenza politica del privato sociale rimane sempre il Forum del terzo settore, ma “è questa la fase per decidere su quali temi spendere le nostre forze senza rimanere chiusi ciascuno nel proprio orticello”. Ieri il Cnca ha anche presentato un documento sulle tossicodipendenze, nel quale si chiede “il rifiuto netto di qualunque ipotesi repressiva che trasformi un problema sociale in un problema penale” e si dichiara la “netta opposizione a qualunque tentativo di delegittimazione dei servizi pubblici per le tossicodipendenze, per privilegiare nel contempo alcuni modelli di comunità private”. Per questo si ribadisce la necessità di una “integrazione tra pubblico e privato” e si promuove per il 26 giugno prossimo una mobilitazione pubblica davanti alle sedi dei Sert (le strutture pubbliche che hanno in cura i tossicodipendenti) in tutte le regioni italiane.