IL PAPA IN CROAZIA: NOTA SETTIMANALE

” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Centesimo viaggio per il Papa instancabile. C’è sempre la santità al centro del suo magistero, la chiamata universale alla santità. Ma c’è anche, in Croazia, l’affermazione dei grandi valori su cui “si fonda la stabilità e la vera grandezza di una nazione”. Valori che “sono iscritti nella natura di ogni essere umano, ma che il cristianesimo ha il merito di avere con chiarezza individuato e proclamato”. E’ proprio questa una delle note distintive della presenza e dell’azione dei cristiani (e della stessa Santa Sede) in questo passaggio delicato, ma decisivo nella vicenda della “governance mondiale”.
” “Ciò vale in particolare su due questioni che si intrecciano e su cui Giovanni Paolo II da tempo interviene: il futuro dell’Unione Europea e la pace in Terrasanta.
” “Proprio mentre in Polonia passa il referendum di adesione, come lo stesso Papa si era augurato, Giovanni Paolo II rilancia le aspirazioni della Croazia a far parte “della grande famiglia dei popoli d’Europa”. L’Unione Europea insomma è riproposto come il grande spazio di un’Europa finalmente riunificata, consapevole del proprio ruolo perché consapevole della propria identità, di cui il cristianesimo è elemento fondamentale. Il ragionamento, più volte espresso, è chiaro e lineare, come sul “trattato costituzionale”, su cui ancora una volta Giovanni Paolo II si è speso con coerenza e con passione. Al di là di troppe reticenze è evidente, soprattutto in un momento di sostanziale stagnazione economica, come sia essenziale per il rilancio dell’Europa un grande respiro etico, culturale, politico e spirituale.
” “Anche sul secondo grande tema della Terrasanta il Papa da tempo afferma una posizione precisa: la via della pace passa dalla coesistenza di due popoli e di due Stati, salvaguardando il ruolo di Gerusalemme e dei luoghi Santi, come patrimonio di tutta l’umanità. Ricevendo il nuovo ambasciatore israeliano e il segretario di stato americano Giovanni Paolo lo ha ribadito. Certo continuano le violenze, ma non esiste una soluzione militare al problema. Servono negoziati aperti e leali, e, in particolare per i luoghi santi di Gerusalemme, “per nessuna ragione si dovrà prendere una decisione unilaterale”. Ecco allora l’appello forte, tanto ai protagonisti, quanto alla superpotenza americana, ad approfittare di questa nuova finestra di opportunità, per fare la pace e per dare all’intera area, dopo la guerra in Iraq, un assetto imperniato sui valori della libertà, della democrazia e dello sviluppo, a partire dalla libertà religiosa.
” “Nessuna illusione, nella posizione vaticana, ma una consapevolezza di operare per in un futuro da costruire con fatica, accettando anche chiusure e sconfitte, ma con serenità e fiducia.
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