” ” “In Brasile 53 milioni di persone sono povere: stiamo cercando di coinvolgere tutta la società civile, gli imprenditori e anche i Paesi più sviluppati per ridurre la povertà, attuare la riforma agraria, portare educazione, salute, occupazione e proteggere le nostre risorse ambientali dallo sfruttamento e dalla biopirateria”. Lo ha ricordato oggi Marina Silva, ministra dell’ambiente del governo brasiliano, in questi giorni a Roma per negoziare aiuti con l’Italia a favore del progetto “Fame zero” lanciato dal presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva lo scorso 31 gennaio. Una mozione con forme di cooperazione bilaterale e multilaterali, anche coinvolgendo la Fao – per appoggiare la campagna brasiliana di lotta alla fame è già stata presentata da numerosi parlamentari italiani. E nella società civile si è costituita in questi giorni una nuova Associazione italiana a sostegno di “Fame zero” con sede a Quarrata (Pt) – che riunisce alcune organizzazioni che lavorano anche in Brasile, tra cui Emergency, Rete Radie Resch, l’associazione di sostegno ai sem terra. L’associazione ha già in programma di costruire un ospedale e attuare progetti di diverso tipo in aiuto delle popolazioni brasiliane. “Quando è stato lanciato il programma ha spiegato Marina Silva gli è stata data molta enfasi perché giudicato troppo assistenziale. In realtà vogliamo mettere le persone in condizioni di ‘imparare a pescare’, ossia trovare il modo per emanciparsi e risolvere così il problema della fame, soprattutto attraverso l’educazione e la formazione professionale”. Riguardo ai temi ambientali Silva ha parlato di un programma per portare acqua nelle regioni più povere del Brasile, “nato da un progetto-pilota che ha cominciato a creare cisterne nelle zone più povere e ora diventato programma di governo: il nostro scopo è di portare da 12.000 a 200.000 il numero di cisterne entro quest’anno, ad un milione entro quattro anni”.