Quella lanciata all’Europa dalle università è “una sfida per reagire all’attuale deriva nichilista, una tendenza culturale in cui la tolleranza diventa il nome del nulla”. Mons. Sergio Lanza, della Pontificia Università Lateranense, ha spiegato in questi termini ai giornalisti la “prospettiva” del Simposio su “Università e Chiesa in Europa”, in corso in questi giorni a Roma per iniziativa del Consiglio delle Conferenze episcopali europee. In un’Europa in cui, ha aggiunto Lanza riferendosi al dibattito attuale sulle “radici cristiane” dell’Occidente, “si parte dal presupposto che meno elementi di identificazione ci sono, più si è un grado di ‘fare l’Europa stessa”, le università hanno il compito di dimostrare che “la fede cristiana ha la capacità di un’elaborazione culturale, attraverso la presenza dei cristiani negli atenei vista non solo come servizio alla vita spirituale dei singoli, ma come apporto culturalmente significativo alla libertà della ricerca”. Tra gli “interessi tipicamente ecclesiali” nel mondo dell’università, Lanza ha citato l’esperienza dei “laboratori della cultura”, da promuovere e sviluppare come “momenti in cui docenti e studenti si incontrano, in aree disciplinari ed interdisciplinari”. Riguardo al ruolo della teologia negli atenei, Lanza ha auspicato il venire meno di una certa “estraniazione del sapere teologico” dall’ambito accademico, a favore invece di “una visione teologica in dialogo con le altre discipline, capace di interloquire come esse senza pretese egemoniche”.