ECUMENISMO (SAE): GNOCCHI, “NON SI REALIZZA AUTENTICO ECUMENISMO SE NON SI CONOSCE L’ALTRO”

” “”Il Sae nasce negli anni Sessanta da quel gruppo di laici cattolici, che, guidato da Maria Vingiani, individuò nell’azione e nell’apostolato ecumenico un’indilazionabile risposta ai segni dei tempi e un modo di operare responsabile nella vita spirituale e religiosa del Paese”. Lo ha ricordato Mario Gnocchi, del Comitato esecutivo del Segretariato attività ecumeniche (Sae), ripercorrendo ieri sera alla 40ª Sessione di formazione ecumenica del Sae (Chianciano Terme, fino al 31 luglio), i quarant’anni di attività del Segretariato. L’avvio del Sae, ha sottolineato Gnocchi, “avviene non casualmente nel vivo del Concilio Vaticano II, quando matura la grande conversione della Chiesa di Roma nei confronti del movimento ecumenico, fino a pochi anni prima considerato, a livello ufficiale, con distacco”. Sin dall’inizio, “l’impegno del Sae si è espresso nel senso di un ecumenismo inteso non come settore teologico specialistico o problema periferico di relazioni interconfessionali, piuttosto come dimensione centrale della fede e connotazione essenziale della natura e della missione della Chiesa”. Ben presto, nelle sessioni di formazione ecumenica, a relatori cattolici si affiancano voci evangeliche, ortodosse, ebraiche: “si afferma così un principio fondamentale del Sae: non si realizza autentico ecumenismo se non si conosce veramente l’altro attraverso l’immagine che egli stesso ha di sé e degli altri”.