“Creiamo un piccolo organismo italiano di collegamento interreligioso dei giovani, un punto d’incontro tra i responsabili dei vari gruppi confessionali per conoscerci meglio. Se da ciò nascerà qualcosa di più tanto meglio”. La proposta è stata lanciata da Ernesto Diaco, responsabile dell’area Formazione e cultura dell’Azione cattolica italiana, stamattina, a Chianciano, durante la tavola rotonda organizzata dal Sae, nell’ambito della sua 40ª sessione di formazione ecumenica. L’invito è stato rivolto innanzitutto agli altri giovani rappresentanti di diverse confessioni religiose, presenti all’incontro, significativamente intitolato “La cattedra dei giovani: le ragioni della speranza”. “Ho fiducia – ha detto Diaco – nei ‘giovani di oggi’, che credono nelle amicizie e nei sentimenti, non vogliono essere contro nessuno o migliori di qualcuno, manifestano soprattutto il bisogno di identità e di comunità, fanno parlare il loro corpo ma non mettono a tacere la loro anima. Io spero in loro, nella loro fede e nella loro Europa”. Ma Diaco spera anche “nell’unità, nell’ecumenismo e nel dialogo” e che “ogni chiesa si ricordi sempre del messaggio di speranza da portare all’umanità; che la Chiesa cattolica sia una comunità plurale, veramente collegiale; che i cristiani approfondiscano la teologia della risurrezione e della gioia; che gli uomini di ogni fede vogliano contribuire alla vita della società, senza chiudersi in roccaforti blindate; che si faccia l’uomo europeo, dopo aver fatto l’Europa”. “Il luogo della speranza – ha concluso Diaco – non è il futuro, è il presente. Siamo davanti a grandi trasformazioni e non poche incognite. Non è possibile prevedere in che mondo vivremo, ma è possibile immaginare come lo vorremmo. In questo desiderio c’è già il futuro, perché il mondo sarà quello che noi costruiremo”.