MEETING RIMINI: MONS. D.MARTIN (DUBLINO), “RICOSTRUIRE L’IRAQ PARTENDO DALLA SOCIETÀ CIVILE”.

” “”Di certo i soldati possono garantire la sicurezza, ma un intervento militare contribuisce poco allo sviluppo della società, condizione fondamentale per la realizzazione della democrazia”. Lo ha detto ieri, 26 agosto, l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, intervenendo all¹incontro che si è svolto al meeting di Rimini sul tema “Iraq, la difficile ricostruzione”. Dopo aver ricordato la figura di Vieria de Mello, rimasto ucciso della recente strage di Baghdad, mons. Martin ha affermato che “l’Iraq non è una nuova Iugoslavia, la situazione di insicurezza è molto più vasta. Si sapeva della fragilità della comunità irachena, della frammentazione dei diversi gruppi etnici, Saddam lo sapeva e per questo ha distribuito armi nei diversi gruppi. La ricostruzione in Iraq ha bisogno di democrazia, e questa non cresce da sola, soprattutto se si esce da una dittatura”. L’arcivescovo di Dublino ha precisato che: “l’attuale situazione mostra i limiti dell’intervento militare. La sicurezza di un Paese non si può costruire solo sulla presenza delle forze armate. La ricostruzione dell’Iraq deve cominciare dai progressi della società civile. Un concetto che la comunità internazionale ha compreso bene, per questo si punta sulla partecipazione attiva della popolazione, fino al momento in cui possa prendere in mano le redini dell’autogoverno. In Iraq la società civile non esiste, bisogna ispirarla assisterla per fare in modo che emerga in forma evidente”. “Solamente quando si sprigionano le capacità umane che sono nella popolazione – ha concluso – sarà possibile l’autogoverno superando la condizione di Paese occupato. Senza dimenticare, tuttavia, che fino a quando non si raggiungerà la pace in Medio Oriente non si avrà la pace né in Iraq né in Terra Santa”.