TERRA SANTA: P.D. JAEGER, “ESPULSIONE DI ARAFAT? NON PERSONALIZZIAMO IL CONFLITTO”

” “”L’espulsione di Arafat? Interessante la reazione degli Stati Uniti: a che servirebbe, se non ad aumentare i rischi e far precipitare di più la situazione…”. Commenta così padre David Jaeger, portavoce della Custodia francescana, la decisione ‘di principio’ del governo Sharon di espellere il presidente palestinese Yasser Arafat. Parlando al Sir in qualità di esperto di questioni mediorientali e non da portavoce, “è meglio – dice – tenere la Custodia fuori da questi eventi”, padre Jaeger afferma che “il conflitto in corso non può essere ‘personalizzato’. Riguarda due Nazioni, non due individui e ‘personalizzarlo’ distrarrebbe l’attenzione dall’essenziale, come sta succedendo in questi momenti, con l’attenzione puntata su una sola persona, invece che sulla sorte delle due Nazioni che abitano la Terra Santa”. Per il religioso “sarebbe essenziale riprendere innanzitutto i lavori miranti al Trattato di pace”. A riguardo propone: “visto che le due Nazioni non si troverebbero ora in condizioni di riprendere i negoziati diretti tra di loro potrebbe essere utile che il ‘Quartet’ elaborasse il testo del Trattato di pace e lo presentasse alle parti in lotta, magari convocandole ad una Conferenza di pace. A differenza di piani precedenti, ora si dovrebbe cominciare ‘dalla fine’, dalla firma del Trattato definitivo, con una applicazione graduale che permetta alle Parti di ricostruire un clima di fiducia reciproca”. “Conosciuto con certezza il ‘punto d’arrivo’, fissato dal Trattato bilaterale con copertura internazionale e magari ‘blindatura’ per mezzo di una Risoluzione del Consiglio di sicurezza, il governo palestinese troverebbe più fattibile l’imposizione della legalità nel territorio da esso effettivamente governato, giustificando più facilmente, davanti alla sua opinione pubblica, l’azione repressiva che eventualmente si richiederebbe nei confronti di elementi armati che non si conformassero alle esigenze del Trattato di pace. Diversamente – conclude – temo che, con o senza la presenza sul territorio di determinate persone, passi in avanti verso la pace non si verificheranno”.