” “Non si può “prevedere” se il caso Cogne “avrà di nuovo un posto così rilevante nei media e nell’opinione pubblica”: quello che è certo è che “solo il rispetto della dignità della persona, con un passo indietro di fronte al dolore delle persone coinvolte, può scongiurare il rischio di una nuova ‘ipermediatizzazione’ dell’evento”. Commenta così Fausto Colombo, direttore dell’Osservatorio sulla comunicazione dell’Università Cattolica (Uc), la notizia – oggi ampiamente riportata dai giornali – di una sorta di “riapertura” dell’inchiesta di Cogne, in seguito all’accoglimento della richiesta della difesa di nuove perizie sul luogo del delitto del piccolo Samuele Lorenzi. “In questa vicenda – afferma Colombo – ci sono troppi elementi che costituiscono un ‘mix’ di umanità e di generi mediatici di per sé esplosivo”. Tutto ciò, però, non giustifica “uno stile giornalistico improntato alla scarsa capacità di controllo”. Cogne non pone domande solamente ai giornalisti, anche il singolo cittadino è chiamato alla responsabilità: “Viviamo – conclude l’esperto – in un’epoca malata in cui troppo spesso chiediamo ai giornalisti quello che non chiediamo agli altri. Un’opinione pubblica che ha rispetto induce al rispetto anche i giornalisti”.