” ” “Il futuro dell’Ucraina, incluso il successo della sua scelta per l’Occidente, sarà determinato dall’interazione di tre fattori: la classe politica che attualmente governa il Paese, il modo in cui l’Occidente europeo e gli Stati Uniti concepiscono i propri interessi e, infine, il modo in cui la Russia percepisce i propri”. Ad affermarlo, lo storico della Harvard University, Ihor evcenko, intervenuto stamani alla prima giornata della XXV Settimana europea, promossa a Gazzada (Varese) fino al 6 settembre dalla Fondazione Ambrosiana “Paolo VI” con l’Università Cattolica. Tema dell’incontro, “Storia religiosa dell’Ucraina”. Una scelta, ha precisato aprendo i lavori il presidente del Comitato permanente della Fondazione, mons. Giuseppe Colombo, dettata dalla necessità, “di conoscere e documentare analiticamente nei diversi Paesi il ruolo che il cristianesimo ha svolto nella costruzione delle rispettive tradizioni culturali e civiltà”, oggi che “il dibattito sulle comuni radici cristiane dell’Europa si è particolarmente riacceso”. Dopo la Romania, oggetto della Settimana 2002, ecco l’Ucraina “nella cui vicenda ha spiegato Cesare Alzati dell’Università di Pisa si riflette ed entra in gioco tutta la realtà religiosa e culturale dell’Europa”; esperienza esemplare da quando, con il “dissolversi dell’Unione sovietica”, i Paesi centro orientali hanno ritrovato “la possibilità di riprendere” la “loro naturale collocazione” di “cerniera tra le grandi correnti religiose e le tradizioni di cultura che hanno illuminato il cammino dell’Europa”. “I rapporti politici con l’Unione europea e con la Nato”, oltre all’aspirazione “alla costituzione di un patriarcato autonomo” sono per Alzati gli elementi caratterizzanti il processo dell’Ucraina verso la piena indipendenza e l’inserimento nella realtà europea ma, ha precisato evcenko, “la sfida più urgente è la formazione di nuove élite politiche e intellettuali orientate verso l’Occidente e i suoi valori”.