” “”Non ho paura. Difendo i poveri e gli oppressi, cerco di fare del bene a cristiani e musulmani e vedo che tutti mi apprezzano”. È quanto dichiara oggi all’Agenzia Fides don Louis Sako, sacerdote cattolico Caldeo parroco a Mosul, rappresentante, per la prima volta dopo la guerra, nel Consiglio provinciale della città, l’organo di governo civile dell’area. Dopo l’attentato del 20 settembre, a Bagdad, ad Akira al Hachimi, esponente del consiglio di governo provvisorio iracheno, e dopo l’autobomba, guidata da un terrorista, esplosa oggi a 250 metri dalla sede Onu nel centro della capitale irachena, don Louis Sako resta fiducioso: “non c’è ancora la sicurezza che noi vogliamo, ma pian piano tutto si risolverà: la pace è un progetto che richiede tempo e dipende dagli sforzi di tutti”. Circa la possibilità di attentati terroristici nei propri confronti, il sacerdote afferma: “il Consiglio mi aveva proposto di usufruire di cinque guardie del corpo, ma ho rifiutato, perché occorre dare un esempio di fiducia: sono convinto che Dio è sempre con me e mi protegga, perché quello che sto facendo è per il servizio alla comunità civile di Mosul”. Il Consiglio provinciale, racconta don Sako, “è formato da 24 membri: 16 sono arabi, 3 cristiani, 3 curdi, 1 turcmeno. I membri sono distribuiti in tante commissioni: io mi occupo della Commissione per la cultura, università e beni religiosi. Nel Consiglio, inoltre, lavoro per tutelare i diritti, sociali, politici e religiosi della comunità cristiana”.