” “Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana. I problemi, interni, internazionali, economici, politici e sociali, sono come sempre ben presenti, scrupolosamente sviscerati. Eppure nella prolusione con cui il cardinal Ruini ha aperto la sessione autunnale del Consiglio Permanente della Cei, è costante il richiamo ad andare oltre, con un sforzo coerente e solidale.
” “Detta questo atteggiamento la “fiducia e la speranza teologale”, che però è puntualmente incarnata, diventa proposta e indicazione precisa, anche se esigente. Presuppone infatti un cambiamento, o, per essere più precisi, una più evidente coerenza tra principi, obiettivi e concreti comportamenti.
” “Questo vale per la politica interna, quando il cardinale afferma che “sembra necessaria una svolta netta, per porre un limite alle esternazioni e alle polemiche reciprocamente delegittimanti” e dare soluzione ai problemi veri dei cittadini. Vale per la politica internazionale, per la Terra Santa e per l’Iraq, chiedendo il coinvolgimento di tutta la comunità internazionale “in una logica assai diversa da quella che è sfociata nella guerra”. Vale per le questioni europee, di fronte al passaggio del Trattato costituzionale, ma non solo.
” “E forse qui può essere utile riprendere qualche considerazione del presidente della Cei. Osserva infatti che, mentre l’Unione sembra in grave difficoltà a definire scelte precise e condivise sui grandi assi strategici, “l’Unione stessa e in particolare il Parlamento europeo appaiono inclini ad intervenire in ambiti, come la regolamentazione dei comportamenti etico-sociali, nei quali il medesimo principio di sussidiarietà richiederebbe, invece in non diminuire l’autonomia e le competenze delle singoli nazioni, sulla base delle loro proprie storie e culture”. Il riferimento è alla questione del riconoscimento alle persone omosessuali di matrimonio ed adozioni.
” “Siamo qui di fronte ad un passaggio particolarmente delicato, su cui merita insistere. Al fondo c’è la evidente falsificazione dei paradigmi della secolarizzazione, che è ormai evidente ovunque, tranne forse che proprio in Europa. La secolarizzazione infatti ha da tempo esaurito la “spinta”, che le veniva paradossalmente, fino ai decenni centrali del XX secolo, dalla forza del tessuto cristiano su cui insisteva. Ora i nodi vengono al pettine. Se si accentua la china si rischiano strappi non reversibili. E una prospettiva di “decadenza” europea di cui non a caso si parla da diversi punti di vista. Proprio questo diventa allora, animati da quella speranza “che libera il nostro sguardo e il nostro cuore dall’ansia e dal timore”, il campo per un rinnovato impegno di elaborazione culturale e politica, di proposta, e di testimonianza.
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