ASSOLUZIONE AMINA: SODDISFAZIONE DI VESCOVI E ASSOCIAZIONI, MA LA PENA DI MORTE È ANCORA UN PROBLEMA

” “La decisione di annullare la condanna a morte di Amina Lawal, la ragazza nigeriana accusata di adulterio per aver generato una bimba al di fuori del matrimonio “è uno sviluppo felice e positivo per tutta la Nigeria”. Lo afferma mons. Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Jos, in Nigeria. “Noi vescovi abbiamo sempre condannato l’applicazione della pena di morte – ricorda mons. Ayau Kaigama all’agenzia Fides – e penso che la maggior parte dei nigeriani siano contrari al ritorno di pratiche barbare come la lapidazione dell’adultera”. Anche Amnesty International ha espresso soddisfazione per la decisione di ieri della Corte d’appello della sharia. “Il caso di Amina non avrebbe mai dovuto essere trattato in un tribunale. Nessuna persona dovrebbe vivere un’esperienza del genere” ha dichiarato Marco Bertotto, presidente della sezione italiana di Amnesty. Ad avviso dell’organizzazione il governo federale della Nigeria dovrebbe assumere l’iniziativa di abolire la pena di morte ed emendare le parti della legislazione – federale e locale, compresa quella della sharia – che prevedono la pena di morte e le punizioni crudeli, inumane e degradanti. Ricorda inoltre che è in corso un altro appello relativo a una condanna a morte nei confronti di Fatima Usman e Ahmadu Ibrahim, sempre da parte di una corte della sharia nel Niger. Anche la Comunità di Sant’Egidio si dice “estremamente soddisfatta della fine di un incubo che rischiava di togliere la vita a una donna vittima di violenza sessuale”. Sant’Egidio lamenta però che, nella stessa settimana, una nuova sentenza nel nord della Nigeria ha condannato alla pena di morte il giovane Jibrin Babaji con l’accusa di omosessualità.
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