“In Iraq questo è il tempo della resa dei conti e della vendetta. Ma come cristiani siamo chiamati a testimoniare il perdono e la riconciliazione. La vendetta non paga. Va incoraggiato ogni sforzo di dialogo e di perdono per non cadere in una deriva pericolosa per il futuro del Paese”. E’ quanto ha detto, in un’intervista al Sir pubblicata sul sito old.agensir.it, padre Louis Sako, parroco della parrocchia del Perpetuo Soccorso a Mossul, (Iraq) che, il 27 settembre, il Papa ha nominato vescovo all’Arcieparchia di Kerkuk dei Caldei. “La vita ha detto il nuovo vescovo – sta riprendendo lentamente. Ci sono attacchi contro gli americani condotti non tanto da iracheni quanto da arabi. Ma tutta la popolazione si dice felice del cambiamento. Dopo 35 anni di dittatura, due guerre con un milione di morti, 12 anni di embargo, oltre un milione di emigranti dall’Iraq oggi si può tornare a pensare e a vivere liberamente”. Tuttavia molto resta da fare per la pace che, ha precisato il presule, riferendosi alla presenza americana in Iraq, “non la si raggiunge in un giorno, ma è frutto di un progetto e di un cammino lungo. Il popolo deve essere educato alla pace, al dialogo e non lo si fa con le armi”. In questo processo di ricostruzione anche i cristiani sono chiamati a dare il proprio contributo fatto soprattutto “di apertura e di dialogo”. “Bisogna lavorare per la riconciliazione ha concluso mons. Sako – Nel nuovo governo nazionale c’è un ministro cristiano. Può essere un inizio di presenza che deve comunque diffondersi anche nei piccoli centri e nelle istituzioni periferiche. I musulmani si attendono molto da noi”.