” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana C’è la pace, al centro del discorso rivolto dal Papa al Corpo diplomatico, com’era immaginabile. C’è l’Iraq, ma soprattutto c’è il conflitto in Terrasanta con le sue conseguenze tragiche e destabilizzanti, finché le due parti non sceglieranno di uscire dalla spirale della guerra, per arrivare ad una soluzione definitiva, “frutto di una azione morale e giuridica”. Ricorda i conflitti dimenticati dell’Africa, il nunzio Courtney assassinato, il rappresentante Onu Veira de Mello, vittima del terrorismo a Baghdad. Ribadisce la ferma condanna del terrorismo internazionale che “disonora tutte le cause che pretende di servire”. E ripete: “la guerra non risolve i conflitti tra i popoli”.
” “E’ un discorso realista anche a proposito della vicenda della guerra in Iraq. Il Papa ricorda quanto ha fatto la Santa Sede per evitarla, pronuncia un giudizio definitivo su un “regime oppressivo” e chiede alla comunità internazionale di fare di tutto perché l’Iraq possa “ridiventare un partner credibile nella comunità internazionale”.
” “Quest’anno però al Papa preme di andare più a fondo. Costruire la pace, dice chiaramente, significa fare emergere e riconoscere su scala mondiale la “dimensione sociale delle religioni”. Ecco allora ribadire con forza che “la laicità non è il laicismo”, rivendicando “un sano dialogo tra lo Stato e le Chiese. Il “fatto religioso” non può ridursi ad un elemento privato. Non ha nessuna remora il Papa a sottolineare che le religioni, ed in modo tutto particolare il cristianesimo, nella sua tensione ecumenica, sono una grande risorsa per le società contemporanee e per la pace. Per questo non è soddisfatto dell’esito del dibattito sulle radici cristiane dell’Europa. La “difficoltà ad accettare il fatto religioso nello spazio pubblico” finisce con l’impoverire la stessa Europa, è il risultato di una “rilettura della storia attraverso il prisma di ideologie riduttrici”.
” “Nel discorso per le credenziali del nuovo ambasciatore italiano presso la S. Sede aveva riaffermato: “i fondamenti etici e le idealità che furono alla base degli sforzi per l’unità europea sono oggi ancor più necessari, se si vuol offrire una stabilità al profilo istituzionale dell’Unione Europea”. C’è qui un ampio campo d’azione. Un impegno per l’Italia come Stato e soprattutto un impegno di lunga lena che per i cattolici reclama nuove forme di iniziativa, di convergenza e di presenza. Battersi in concreto per la pace, suggerisce il Papa, significa anche lavorare in questa direzione, per fare emergere il fatto religioso nello spazio pubblico, “per lo sviluppo integrale della persona e l’armonia della società”. Alla luce della grande mobilitazione dello scorso anno per la pace, questa indicazione può essere preziosa e veramente innovativa.
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