Servizi pubblici più efficaci, meno allarmismo sociale e una rete sociale di affetti a sostegno delle persone colpite da depressione: è quanto consiglia Cinzio Neglia, responsabile del progetto di salute mentale della Caritas italiana, commentando al Sir le recenti tragedie familiari di omicidio-suicidio in diverse zone d’Italia, spesso provocate da persone in depressione. “Le cause per cui avvengono questi fatti sono molteplici e collegate tra loro osserva Neglia -. Da una parte c’è un problema di servizi pubblici da aumentare, perché spesso non sono molto efficaci o gli operatori sono pochi. A volte trovare un primo appuntamento in un dipartimento di salute mentale è difficile e lungo. Poi c’è il discorso della diagnosi: spesso la persona non si rende conto di stare male. La malattia può insorgere quasi all’improvviso proprio perché non viene riconosciuta né dalla persona né da chi gli sta accanto”. Neglia punta il dito sugli “stili di vita sempre più frenetici”: “Il fatto di dover arrivare a livelli sempre più alti di prestazione complica le situazioni e fa perdere di vista una serenità di base. Inoltre sono venuti meno quegli ammortizzatori sociali chiamati ‘fattori protettivi’, come ad esempio la famiglia allargata o il gruppo di amici veri, al di là di quelli proposti dallo status sociale”. Ed invita la stampa a “non esasperare questi episodi” che rischiano di portare “ad un irrigidimento e ad un aumento dei pregiudizi nei confronti della malattia mentale”. “Possono creare rischi di emulazione e diffondere il panico dice -. Queste tragedie andrebbero affiancate da quegli episodi, che pure esistono e sono numerosi, di guarigione da depressione. A quel punto entrambe le notizie sarebbero istruttive e formative, cioè invoglierebbero le persone a rivolgersi ai servizi per stare meglio”. Per questo suggerisce di rivolgersi in prima battuta al medico di base, quindi al dipartimento di salute mentale.