” “”Forse i media non lo sanno. Ma fuori dei loro studi televisivi esiste il mondo reale, quello non raccontato, quello fatto da donne che senza essere né una regina di bellezza né una povera vittima stanno scrivendo libri, saggi, articoli; che stanno insegnando nelle scuole, stanno curando pazienti, stanno difendendo o accusando presunti rei nelle aule giudiziarie…”. E’ un atto d’accusa contro “l’evidente forzatura” esercitata dai mass media nella rappresentazione delle donne quella di Elisa Manna, responsabile delle politiche culturali del Censis, in una riflessione in preparazione al 26° Congresso nazionale del Centro nazionale femminile che si apre domani, fino al 18 gennaio, a Roma, sul tema “Al di là delle parole…Le donne di fronte alle attese del mondo”. Tra i vari temi che saranno affrontati durante il convegno famiglia, povertà e globalizzazione, Europa, formazione, imprenditoria femminile, politica, ecc. vi sarà anche quello su donne e media, che fa apparire solo “due legioni di replicanti”: le donne “regine di bellezza inattaccabile” e “le donne-vittime”. “Non ci stiamo ad essere rappresentate come povere oche pronte a dimenare le piume del codino per un po’ di apprezzamento e visibilità afferma Manna -. Abbiamo ampiamente dimostrato di avere cuore e cervello quanto e spesso più degli uomini. Pretendiamo una rappresentazione più rispettosa della nostra realtà; la pretendiamo in nome di una crescita che ormai è un fatto”. Manna conclude con un invito alle operatrici dell’informazione ad andare oltre “il silenzio e l’acquiescenza”: “perché qualcuna di loro non prende un’iniziativa di controcultura, perché non si fanno portatrici di un po’ di sana trasgressione delle regole e del conformismo della comunicazione? Non mancano né gli ingegni, né le qualità professionali, ma è necessario ‘crederci'”.
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