“Le religioni devono fare molta attenzione nell’insegnamento della verità. Quando viene insegnata una determinata religione, dovrebbero essere menzionati anche valori quali tolleranza e comprensione per le altre. Dovrebbe essere insegnato anche il rispetto delle altre fedi”. A due mesi dagli attentati, rivendicati da fazioni estremiste legate ad Al Quaeda, alle sinagoghe e al Consolato inglese di Istanbul del 15 e del 20 novembre 2003 che provocarono, complessivamente, circa 50 morti e 800 feriti, il rabbino capo di Istanbul e di Turchia, Isak Haleva avverte il rischio del fondamentalismo religioso. In un’intervista rilasciata al Sir, infatti, afferma che: “il dialogo non piace al terrorismo perché migliora e aumenta la comprensione e la cooperazione tra le religioni impedendo che diventino piattaforma e motivo per azioni terroristiche”. In questo ambito “le relazioni con la Chiesa cattolica sono molto migliorate anche grazie ai pronunciamenti dei precedenti papi oltre che di Giovanni Paolo II”. Riferendosi, poi, all’antisemitismo che caratterizzerebbe, secondo dei sondaggi dell’Unione europea, molti Paesi e cittadini del Vecchio Continente, Haleva rimarca che “sfortunatamente l’antisemitismo non è mai morto ma ha assunto altre forme e nomi. La stessa situazione mediorientale è usata allo scopo. La guerra politica tra Israeliani e Palestinesi è vista come una guerra tra Giudaismo e Islam ma non dovrebbe essere così”. L’antisemitismo, a suo parere, “è favorito da posizioni anti-israeliane, anti-Sharon e anti-sioniste”. La comunità ebraica turca è composta da circa 35 mila persone.