” “”Tra i lavoratori italiani avviene un infortunio ogni 25 persone al lavoro, tra quelli extracomunitari uno ogni 10; per giunta i casi mortali sono stati uno ogni 500 indennizzati”: è la conclusione della ricerca “Lavoratori immigrati e rischio infortunistico” condotta dall’Istituto italiano di medicina sociale, con la collaborazione del “Dossier statistico immigrazione” della Caritas e presentata oggi a Roma alla stampa. La ricerca ha preso in esame i dati Inail del 2001 sugli infortuni: “il numero rilevato statisticamente (641.106) avvertono i curatori è sottodimensionato rispetto alla realtà perché molti lavoratori, specie quando lavorano in nero, sono costretti a denunciare gli eventi come semplici malattie al fine di evitare ritorsioni da parte dei datori di lavoro”. I settori nei quali si registra il più alto numero di infortuni sono quello delle costruzioni (14,5%) e dell’industria dei metalli (14,3%); seguono quelli dei trasporti (6,1%), agrindustria (5,5%), commercio e attività immobiliari/servizi di pulizia (5%). I gruppi nazionali degli immigrati sono diversamente esposti al rischio, anche in ragione dei settori lavorativi di inserimento: in genere, marocchini, senegalesi, ghanesi e pakistani sono tra i più impiegati nell’industria dei metalli; albanesi, jugoslavi e tunisini nelle costruzioni, egiziani in alberghi e ristoranti; indiani nell’agrindustria.
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