“Dietro ogni ‘raptus’ vi sono lunghe catene di sofferenza spesso non percepite; cogliendo in tempo primi segnali del disturbo psichico, molte tragedie familiari potrebbero viceversa essere evitate”: è l’opinione di Tonino Cantelmi, psichiatra e presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici che ha promosso oggi a Roma il convegno “La famiglia e il disagio psichico”. In Italia, ha spiegato Cantelmi, “sono 600mila le famiglie che vivono il dramma di un familiare affetto da psicopatologie gravi, e tra queste circa 200mila vivono un dramma nel dramma: la non risposta del proprio caro alle cure o il suo rifiuto delle terapie” che inducono “comportamenti disturbati e violenti”. Oltre 250mila i casi di schizofrenia; secondo Cantelmi occorre “potenziare le reti di soccorso a livello di quartiere” perché le famiglie, “sono spesso abbandonate a se stesse”. In attesa dell’approvazione del disegno di legge di revisione della 180 che sarà portato in aula entro marzo e che prevede, tra l’altro, la creazione di una rete di servizi su tutto il territorio nazionale, “è necessario ottimizzare le risorse esistenti implementando la collaborazione con le associazioni dei familiari, gli enti del volontariato e del servizio civile”, ha affermato lo psichiatra Mario Giordano. “Vivere con un malato psichico grave è una disperazione silenziosa”, ha detto Maria Luisa Zardini, presidente dell’Associazione per la riforma dell’assistenza psichiatrica (Arap) cui aderiscono 1200 famiglie e che chiede per i malati “servizi di diagnosi e cura adeguati, trattamenti sanitari di media e lunga durata, case famiglia e spazi verdi”.