” ” Dal punto di vista giuridico ed etico, è “del tutto evidente” che “ogni mutilazione del corpo femminile è assolutamente inaccettabile per il nostro ordinamento e per la nostra tradizione culturale”, ma ciò non comporta il considerare “frettolosamente” tali pratiche “barbariche” senza “cercare di capire le motivazioni culturali che ne stanno alla base”. Ad affermarlo è Francesco D’Agostino, presidente del Comitato nazionale di bioetica, commentando per il Sir la richiesta fatta dall’ospedale fiorentino di Careggi alla Regione Toscana (e al Comitato regionale di bioetica) dell’autorizzazione a praticare alle bambine immigrate una sorta di “infibulazione alternativa”, che limiti l’invasività della mutilazione genitale. “Se dal punto di vista etico puntualizza D’Agostino ogni mutilazione del corpo femminile va condannata, dal punto di vista culturale occorre impegnarsi perché queste pratiche abbiano una ‘trasfigurazione simbolica’ e le loro motivazioni culturali – legate all’esigenza, molto radicata in alcune popolazioni come quelle dell’Africa subsahariana, di garantire l”onestà’ di una ragazza e l’ ‘illibatezza’ di una ragazza – siano recuperate su piani non cruenti, mutilatori o umilianti per la persona della donna”. Per quanto riguarda l’iniziativa della Toscana, D’Agostino afferma: “Credo si muova in questa linea, scegliendo pèrò una strada ad alto rischio, visto che l”alternativa simbolica’ all’infibulazione implica un intervento, anche minimo, sul corpo della donna, da considerarsi sempre intangibile. Anche una semplice puntura di siringa è pur sempre un intervento fisico su un corpo, che non può avere alcuna giustificazione etica”.