ANNIVERSARI POLITICI: NOTA SETTIMANALE

” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Tempo di anniversari, questo mese di gennaio. Se il giorno di san Valentino 1992 veniva arrestato Mario Chiesa, dando avvio a Tangentopoli, nel gennaio 1994 cominciano a formarsi le nuove forze politiche, in vista delle elezioni del successivo 27 marzo, le prime con il nuovo sistema maggioritario. In rapida successione finisce la Dc, nascono Ppi e Ccd, nasce Alleanza nazionale, nasce Forza Italia. Sono passati dieci anni e, a giudicare dai toni e dai contenuti del dibattito in corso, in ordine al problema della stabilità e dell’assetto del sistema politico, siamo in alto mare. Per usare una espressione abusata: la transizione continua. Ma c’è qualcosa di più. In realtà è generalizzata una sensazione di precarietà nel corpo sociale. Per quanto attiene la politica e la vita sociale da qui possono derivare diversi atteggiamenti, da quello del tifoso a quello dello scettico, in fin dei conti figli di una stessa sensazione di impotenza e insieme di preoccupazione, che ciascuno tenta di esorcizzare come può. Certo saremmo provinciali e poco avveduti se guardassimo solo nell’orticello italiano. La globalizzazione (economia e potenza militare) da un lato e l’Europa dall’altro definiscono un quadro inedito. Di qui, dall’incrocio di questi due grandi assi di cambiamento, dovrebbero nascere le grandi opzioni politiche. Ma non si va oltre gli slogan. E di qui a giugno, data delle elezioni europee… la strada sembra segnata. Si dirà: ma siamo in campagna elettorale. E’ vero, come si osservava poco prima di Natale al convegno internazionale della Società Italiana di Studi Elettorali a Venezia, oggi la campagna elettorale non finisce mai. Proprio perché riproduce le tecniche del marketing e segue il flusso dei sondaggi. Ma questo non può essere un alibi per nessuno. L’esercizio della democrazia è faticoso. E la democrazia del maggioritario non è più facile. Presuppone infatti cittadini più attivi e consapevoli e un articolato sistema di contrappesi (di veri e propri contropoteri) istituzionali. Forse è anche per questo che la transizione italiana è ancora in mezzo al guado. Si erano illusi, prima coloro che lo avevano proposto e realizzato per via referendaria, poi coloro che successivamente hanno vinto le elezioni, che il passaggio dal proporzionale al maggioritario potesse dare semplicemente mani più libere all’esecutivo di turno. Sulla base dell’esperienza non è saggio invocare ulteriori strappi. La via della governabilità delle democrazie passa sempre attraverso principi condivisi, un forte consenso costituzionale, istituzioni robuste e la partecipazione consapevole dei cittadini. Ecco un buon programma per uscire dalla transizione, con il contributo di tutti, nei distinti ruoli.