“Fare memoria della Shoà non significa ricordare semplicemente la tragedia compiuta in Europa da Hitler ma avere anche il coraggio di riconoscere che questa è stata preparata in modo più o meno consapevole da parte dei cristiani, e non solo, di duemila anni di storia”. Ad affermarlo è padre Innocenzo Gargano, monaco camaldolese ed esperto di dialogo ebraico-cristiano, che così commenta il “Giorno della memoria”, che si celebra domani, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Per il religioso è necessario, infatti, “fare memoria per tornare ad avere un rapporto sereno, passare da un atteggiamento di disprezzo verso gli ebrei ad uno di amore, di amicizia e di comprensione. Tornare all’unità della famiglia originaria. Questo è fare memoria”. “Nel rapporto tra ebrei e cristiani aggiunge possiamo parlare di incomprensione reciproca,ma dobbiamo ammettere che col passare dei secoli si è evidenziata la pretesa da parte cristiana di superiorità e di sostituire Israele nell’elezione di Dio ed il disprezzo nei confronti delle generazioni ebraiche”. “Occasioni come questa del ‘Giorno della memoria’ possono servirci anche a riconoscere la nostra responsabilità o corresponsabilità. Solo riconoscendo ciò che da una o dall’altra parte è stato fatto per arrivare a questa incomprensione reciproca può aiutare cristiani ed ebrei a ricominciare da capo. Non c’è, infatti, nessuna vita che può ricominciare senza un riconoscimento della propria mancanza”.