” “Tra le domande dei giornalisti, anche quella sull'”attualità” o meno della “lotta contro la minaccia comunista”. “Se sia attuale o no non lo so”, ha risposto mons. Betori, che ha messo l’accento sul “merito del lungo camino dei cattolici italiani che, dal dopoguerra, hanno assunto con forza la responsabilità del Paese. Su questo, non si può non convenire”. Altra questione sollevata nel corso della conferenza stampa, quella della “scarsa eco” degli appelli lanciati dalla Chiesa alla “moderazione” nel dibattito politico, caratterizzato da toni “sempre più aspri”. “Io credo ha risposto il segretario generale della Cei – che tutti i soggetti istituzionali, sociali, politici siano oggi minacciati dalla tendenza all’innalzamento dei toni”, come dimostra ad esempio il dibattito sul fronte sindacale, che “non ha toni più ‘soft’ rispetto a quello istituzionale”. “Si tratta di un problema culturale ha commentato Betori dovuto all’incapacità di trovare la pacatezza del dibattito, in cui ci si confronta in base alle ragioni e non in base ai toni con cui esse sono portate”. La Chiesa, invece, “non è abituata ad alzare i toni, non strilla”, perché la sua “è un’opera educativa all’interno di realtà umane e dialoganti come chiese, aule di catechismo, incontri interpersonali all’interno di un gruppo”. Anche se, ha concluso Betori, “posso capire che sembra che la nostra voce resti inascoltata”, resta la “fiducia nella forza di una Parola che va al di là delle nostre parole”, e nella “forza della costanza di una presenza”, come quella nelle parrocchie, che “mantiene la sua dimensione popolare, vicina alla vita quotidiana delle persone e delle famiglie. Abbiamo più fiducia nell’opera dei nostri bravi parroci, che nelle risposte ai nostri appelli”.