“Instaurare la pace nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell’amore fraterno”. Facendo sue le parole di Paolo VI, nel suo viaggio in Terra Santa di 40 anni fa, Giovanni Paolo II nel corso dell’Angelus di ieri, è tornato ad invitare i “responsabili delle nazioni ad una sempre più stretta collaborazione per instaurare la pace nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell’amore fraterno”. “Nell’odierna festa dell’Epifania del Signore ha detto il Papa – il Vangelo di Matteo parla di una misteriosa ‘stella’, che guidò i Magi fino a Gerusalemme e poi a Betlemme, dove adorarono il Bambino Gesù. La stella, che conduce a Cristo i Magi, richiama la ricca simbologia della luce, molto presente nel Natale. Dio è luce e il Verbo fatto uomo è ‘luce del mondo’, che guida il cammino delle genti”. Una “verità” che, ha affermato il Pontefice, ha animato Paolo VI quando, quarant’anni fa, compì il suo pellegrinaggio in Terra Santa: “proprio il 6 gennaio 1964, a Betlemme, nella Basilica della Natività pronunciò parole memorabili. Disse tra l’altro: ‘Noi guardiamo al mondo con immensa simpatia. Se il mondo si sente estraneo al cristianesimo, il cristianesimo non si sente estraneo al mondo’. E aggiunse che la missione del cristianesimo in mezzo all’umanità è una missione di amicizia, di comprensione, di incoraggiamento, di promozione, di elevazione: una missione, cioè, di salvezza”. “Di cuore ha poi concluso – faccio mie queste parole del servo di Dio Paolo VI. Con l’aiuto della Vergine, possa ogni uomo giungere a Cristo e il mondo progredire sulla via della giustizia e della pace”. Un ultimo saluto Giovanni Paolo II lo ha riservato “ai fratelli e alle sorelle delle Chiese Orientali”, che celebrano in questi giorni il Natale secondo il calendario giuliano. “A tutti auguro di camminare nella luce di Cristo”.