"La raccolta di firme per il referendum abrogativo della legge sulla fecondazione assistita, seppure abbia raggiunto risultati superiori alle aspettative, si è svolta in un contesto di frasi ad effetto per il mondo femminile e di ignoranza sul testo approvato dal Parlamento". Questa l’"impressione" del teologo Marco Doldi, che in una riflessione per il Sir spiega: "In mala fede si è detto che la legge è contro la libertà della donna e contro la ricerca: in un mondo dove alcuni hanno sempre in bocca la parola libertà come eterni adolescenti e altri ritengono che il progresso scientifico alla fine sicuramente farà star bene tutti, è estremamente facile trovare consensi. Ma quanti l’hanno letta davvero questa legge? Quanti hanno capito che democraticamente riconosce a tutti, embrione compreso, uguali diritti?". "Sicuramente – afferma Doldi – se questo fosse stato detto, tanti italiani avrebbero posato la penna ai tavoli allestiti in tutto il Paese". Secondo il teologo, "davanti a tanta superficialità occorre un forte risveglio delle coscienze, perché si decide una questione capitale: quella del rispetto per la vita umana. In particolare, deve essere chiaro che la selezione embrionale, vietata dalla legge e invocata dai sostenitori del referendum, faciliterà sempre più la decisione di distruggere individui umani allo stato di embrione con caratteristiche non conformi allo standard di qualità di vita attuale. Si dirà che presto scompariranno patologie gravi e quant’altro appare disdicevole. Si dovrà leggere: ‘Uomini e donne portatori di malattie non sono stati fatti nascere, perché la società del benessere ha deciso che non c’era posto per loro’". Per questo, conclude Doldi, "prima di permettere alla scienza di rendere il mondo così perfetto, fermiamoci e con estremo rigore consideriamone i mezzi disumani e l’assenza d’amore".