La prossima Settimana sociale non sarà "una Settimana di intellettuali, ma di popolo", cioè di "cattolici che vogliono discutere insieme di temi di attualità, partendo dalla consapevolezza di essere una parte importante della società e di poter dare il proprio contributo di idee finalizzato alla crescita nazionale e internazionale" del Paese. Lo ha detto Giuseppe DallaTorre, rettore della Lumsa e vice-presidente del Comitato scientifico-organizzativo della 44a Settmana sociale dei cattolici italiani, in programma a Bologna dal7 al10 ottobre sul tema "Democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri". Tra le "novità" più rilevanti di cui il dibattito attuale sulla democrazia deve tenere conto, ha affermato il relatore, c’è l’emergere di "nuovi poteri". "Tradizionalmente, il potere per eccellenza in Italia viene considerato il potere politico ha spiegato Dalla Torre soffermandosi sulla "continuità" tra la scorsa edizione della Settimana sociale, svoltasi a Napoli nel 1999 sul tema della società civile, e la prossima edizione bisogna fare i conti con l’ascesa di poteri nuovi, come quello economico, ma anche scientifico tecnologico o informatico". Tutti poteri, quelli citati, "trasversali e transnazionali", che però "tendono a porsi come autoreferenziali e sui quali è difficile avere chiarezza". Di qui la necessità, per il relatore, di "ripensare la democrazia" a partire dalla coscienza che "il potere politico ha oggi le armi spuntate rispetto ai poteri emergenti" e tenendo presente come scenario "la società civile internazionale"; un mondo "sempre più ricco e più vitale, un tessuto sempre più fitto in cui la dimensione internazionale planetaria assumono connotati completamente diversi da quelli tradizionali". Tra i temi di Bologna, ha informato Dalla Torre rispondendo alla domanda di un giornalista, ci sarà anche quello delle riforme istituzionali, affrontato nell’ottica della "transnazionalità" ma anche della "transizione infinita" che caratterizza lo scenario politico nostrano. "Quello delle riforme ha detto Dalla Torre non è un ‘discorso di serie B’, ma sarebbe effimero un processo di riforma che non guardasse all’Europa, o non tenesse conto della dimensione internazionale". ” ”