La Santa Sede "esige" una riforma dell’Onu, anche se "non interviene nel entra nel dettaglio delle proposte" avanzate per realizzarla. A ribadirlo è stato oggi il card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, rispondendo alle domande dei giornalisti, nel corso della conferenza stampa del volume "Giovanni Paolo II e le sfide della diplomazia pontificia". "Il Papa, nel Messaggio per la Giornata della Pace di quest’anno ha ricordato il porporato ha parlato molto a favore di una riforma delle Nazioni Unite", anche per quanto riguarda la Santa Sede, finora Osservatore permanente all’Onu. "L’assetto presente è quello scaturito dopo la seconda guerra mondiale", ha aggiunto Martino: "La Santa Sede si limita a dire che è necessaria una riforma, il come realizzarla dipende dai singoli membri". Nel Consiglio di Sicurezza, ad esempio, per l’esponente vaticano è opportuno che "ci sia migliore rappresentatività, visto che la composizione a 15 membri è stata ritoccata negli anni sessanta, e che in oltre 40 ani i membri delle Nazioni Unite sono arrivati a 191. E’ logico, quindi, che si esiga una riforma: la Santa Sede esorta a fare questa riforma, ma non entra nel dettaglio delle proposte". Quanto al libro del Papa, che è una raccolta dei testi papali in materia dal 1978 al 2003, Martino lo ha definito "una illuminante strategia per l’azione, presente e futura, della Chiesa nella società", a partire dall’attenzione ai diritti umani e dalla proposta di "un umanesimo integrale, aperto al trascendente". Quello di Giovanni Paolo II, ha aggiunto mons. Pietro Parolin, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, è un "attivismo morale più vigoroso di quello dei sui predecessori", teso a "far accettare la legittimità della questione morale in seno ai dibattiti secolari". Per mons. André Dupuy, nunzio apostolico in Venezuela, lo "stile del Papa" indica che "la diplomazia possiede un’alta rilevanza etica, tale da non potersi mai permettere di transigere con la verità".